mercoledì 29 maggio 2019

Comunicato stampa del 29/05/2019

È di pochi giorni fa la notizia che ENI, nell’ambito del progetto offshore ibleo, ha indetto un bando per l’avvio del lavori presso la base logistica di Porto Empedocle per supportare lo sfruttamento del campo gas Cassiopea, le opere relative al quale potrebbero partire tra qualche mese.
La presenza di Greenpeace a Licata, giorno 30 maggio, sarà l’occasione per rilanciare il percorso comune di contrasto alla realizzazione di un progetto che abbiamo sempre avversato, anche per via della mancata valutazione degli scenari di rischio legati a possibili incidenti rilevanti.

L’incontro, che si volgerà alle 16:30 presso il Palazzo di Città di Licata, è aperto a tutti e si svolgerà con formula assembleare e costituirà un’opportunità a disposizione di sindaci e presidenti dei consigli comunali dell’area, anche di quei comuni che, finora, hanno ignorato la richiesta di adesione alla formazione di una conferenza istituzionale permanente di contrasto ai progetti di trivellazione, già inviata loro dal Comune di Licata lo scorso anno.
La mobilitazione che, ormari da diversi anni, si registra a Licata contro le trivelle e il clima apertamente ostile della nostra comunità, ha spinto ENI a rinunciare alla costruzione della piattaforma Prezioso K e a spostare la base logistica dei lavori in altro territorio.
Ma questo non basta e il problema, in tutta evidenza, non riguarda solo Licata, ma tutti i comuni della fascia costiera meridionale della Sicilia.
Dopo decenni in cui hanno prodotto inquinamento e saccheggiato le ricchezze naturali, a discapito delle reali vocazioni economiche dell’area, i petrolieri vorrebbero continuare a speculare sui territori, esponendo le comunità a rischi rispetto ai quali, oltretutto, non forniscono alcuna informazione.
Invitiamo i comuni cittadini e le istituzioni locali interessate a essere presenti a Licata giovedì 30 maggio, insieme ai parlamentari, regionali e nazionali, che hanno sottoscritto l’appello lanciato nel corso della manifestazione del 12 gennaio scorso.
Terminate le elezioni e, speriamo, i tempi dei proclami, è ora che i politici, soprattutto quelli locali, tornino concretamente a interessarsi a una problematica che riguarda da vicino l’incolumità delle comunità amministrate, la salvaguardia del mare, dell’economia locale e la dignità dei territori.
Di seguito i Comuni già invitati a dar vita alla Conferenza contro le trivelle: Acate, Agrigento, Butera, Caltanissetta, Camastra, Campobello di Licata, Delia, Gela, Mazzarino, Menfi, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Ragusa, Ravanusa, Realmonte, Riesi, Santa Croce Camerina, Sciacca, Scicli, Siculiana, Sommatino.

mercoledì 15 maggio 2019

Comunicato stampa del 15/05/2019

Nella giornata di ieri si è svolta, a Roma, l'Assemblea generale degli azionisti di ENI.
Il comitato, in quest'occasione, ha messo in atto la pratica del cosiddetto azionariato critico partecipando direttamente ai lavori con dei propri rappresentanti, presenti in qualità di delegati di alcuni azionisti.
Nei giorni precedenti avevamo rivolto alla presidenza e all'amministratore delegato di Eni, per iscritto, cinque domande relative al progetto offshore Ibleo. 

In particolare erano stati richiesti aggiornamenti sullo stato dei lavori, sul rispetto delle prescrizioni ministeriali a seguito della Valutazione di impatto ambientale, sulle numerose modifiche apportate rispetto al progetto originario, sul perché della rinuncia allo sfruttamento del campo Panda, sugli aspetti economico-finanziari, sul rapporto costi-benefici, e sul se, e in che misura, fosse stata affrontata la questione dell'impatto sull'economia dei territori coinvolti.

A fronte di domande tecniche e specifiche, le risposte fornite dall'azienda, per iscritto, si sono rivelate generiche, vaghe e facevano riferimento a elementi noti già dal 2017: ENI nulla ha riferito in merito alle ulteriori modifiche e non è stata fatta nessuna menzione dei pozzi del campo Panda. L'unico elemento evidenziato è stata la rinuncia alla costruzione della piattaforma Prezioso K. In breve, ancora una volta, è stata rilevata un'enorme carenza di trasparenza e, in tutte le risposte, si parla di un'operatività che dovrebbe avvenire nel 2021 in concomitanza con l'ultimazione delle opere all'interno della ex Raffineria di Gela, ma non una parola è stata proferita sull'andamento dei lavori e sul cronoprogramma delle attità.

La totale mancanza di trasparenza e l'evasività delle risposte fornite sono state 
evidenziate nell'intervento dei nostri attivisti nel corso dell'assemblea: in questa circostanza, sia la presidente Marcegaglia che l'Amministratore Delegato, Descalzi, hanno palesato un evidente nervosismo ed è parso lampante il fatto che ENI non avesse idea di come debba svilupparsi il progetto, tanto più che i suo massimi rappresentanti non sono stati in grado di fornire agli azionisti, nell'ambito dell'assemblea generale, informazioni relative a un'attività che prevede un investimento di 850 milioni di euro.

Se stiamo ancora continuando a parlare della fattibilità e delle modalità di realizzazione del progetto, se non è dato sapere quale sarà la tempistica, se non si ha idea dell'impatto economico, atteso il fatto che nelle relazioni presentate al ministero, ENI è convinta che la marineria di Licata non esista e a pescare nelle nostre acque sia la flotta di Mazara del Vallo (!), appare evidente che l'offshore ibleo nasce dall'esigenza di mantenere un presidio sui nostri terrori, in modo che i petrolieri continuino a far sentire la loro presenza alle comunità locali e per motivi di natura meramente speculativa, in una prospettiva i cui benefici economici sono tutti da dimostrare, mentre certo è l'impatto devastante sull'ambiente e sull'economia dell'area.

Nulla di nuovo, insomma, se non il fatto che adesso è anche scritto: l'offshore ibleo è un progetto confuso ed è impossibile riuscire a comprenderne l'utilità. E questa volta siamo andati a dirglielo in faccia a casa loro: in Sicilia non siete i benvenuti.

lunedì 14 gennaio 2019

Comunicato stampa del 14/01/2018

Un corteo di migliaia di persone che ha messo insieme studenti, pescatori, casalinghe, pensionati, sindaci e presidenti del Consiglio dei Comuni dell'area, deputati nazionali e regionali, sindacati, ambientalisti e attivisti accorsi da tutta la Sicilia ha attraversato le strade di Licata nella giornata di sabato scorso, rendendo fisicamente percepibile l'ostilità di Licata e della Sicilia tutta, alla posa del gasdotto dell'ENI e contro tutti i progetti di trivellazione dei fondali del Canale di Sicilia.

In un quadro di mobilitazione permanente che, ormai da anni, vede l’attivazione dei comitati di cittadini contro le mire predatorie dei petrolieri, gli accadimenti di quest'ultimo mese, nel corso del quale allo sblocco di alcuni progetti ha fatto seguito l’impegno del MISE a emettere un provvedimento di moratoria parziale dei permessi di ricerca e prospezione, hanno contribuito ad aumentare ulteriormente il livello di attenzione e di tensione. Se da un lato, qualora fosse approvato, tale provvedimento consentirebbe di limitare il danno derivante dalle attività di prospezione, dall'altro nulla cambierebbe rispetto al pericolo che i lavori dell'off-shore ibleo possano effettivamente avere inizio. E su questo punto, in particolare, si è concentrata la manifestazione di sabato: le comunità resistenti siciliane non sono disposte a tollerare alcuna manovra diversiva, il progetto off-shore ibleo deve essere fermato!
Più volte, nel corso e alla fine del corteo, negli interventi che si sono succeduti sul palco, è stato ribadito l'impatto devastante delle opere previste dal progetto sull'ambiente e sull'economia locale: non esiste misura compensativa, peraltro nemmeno prevista, che possa risarcire il territorio di una violenza inaccettabile esercitata contro la volontà dei cittadini!
Con tutti i partecipanti e con i comitati territoriali in particolare, dai No MUOS ai No discarica di Armicci di Lentini, al comitato No ponte di Messina e a Stoppa la piattaforma di Sciacca, la Sicilia si è unita per dire NO alla logica predatoria che sottrae ricchezza ai siciliani per produrre morti per inquinamento, mancanza di infrastrutture di comunicazione, presidi ospedalieri inefficienti, carenza d'acqua e la piaga dell'emigrazione che svuota la nostra isola per fornire braccia e intelligenze al nord Italia e al nord Europa.
Il progetto off-shore ibleo è stato sostenuto e approvato grazie ai governi precedenti: quei governi e le forze politiche a loro sostegno, abbiamo combattuto e avversato senza risparmiarci.
Oggi, se da un lato il territorio reagisce e resiste, con tutte le sue componenti, comprese quelle istituzionali, il governo regionale è completamente assente e non una parola è stata proferita dal presidente Musumeci sul tema, mentre quello nazionale ha, per ora, annunciato soluzioni tampone che, nel concreto, anche se appovate, superando la propensione pro-TAV, pro-Grandi opere e pro-trivelle dei ministri leghisti, non risolverebbero il problema.
Per questo motivo è stato elaborato un documento con una serie di impegni da portare a compimento, che è stato sottoposto all'attenzione dei rappresentanti istituzionali presenti alla manifestazione. Nel concreto il documento prevede i seguenti punti:
  1. revoca in autotutela del provvedimento VIA relativo al progetto Offshore ibleo, rilasciato senza che siano stai valutati i grandi rischi e le conseguenze per l'ambiente, la pesca, la salute e il turismo, con conseguente decadenza della relativa concessione di coltivazione e, comunque, appoggio della denuncia di infrazione delle direttive europee, presentata dal Comitato Stoppa La Piattaforma;
  2. istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare che faccia luce sulle numerosissime irregolarità ed anomalie nel rilascio delle autorizzazioni ambientali e a trivellare che da anni i comitati denunciano;
  3. approvazione di una moratoria riguardante le attività di ricerca, coltivazione e stoccaggio ulteriori rispetto a quelle oggetto di titoli già concessi ed a programmi di lavoro approvati in sede di conferimento dei titoli stessi, sia in mare - seguendo l’esempio di altri Paesi dell’Unione Europa, come Francia e Croazia - sia su terraferma;
  4. ripristino della Previsione del Piano delle Aree;
  5. istituzione di un tavolo tecnico nazionale tra governo, comitati No triv e associazioni ambientaliste, per valutare e varare in tempi brevi e certi una riforma dell'intero settore degli idrocarburi e del settore ambientale;
  6. conversione in atti e leggi del Piano Blu per il Mediterraneo proposto nel 2012 da Greenpeace.
Il documento è stato sottoscritto dai parlamentari nazionali Michele Sodano e Rosalba Cimino, entrambi del Movimento Cinque Stelle e consegnato al deputato regionale Carmelo Pullara, del Movimento Popolari e Autonomisti, del quale si attende la sottoscrizione.
Con la manifestazione di sabato è stato lanciato un messaggio inequivocabile a tutti i soggetti che, a vario titolo, sono coinvolti nell’affare trivelle: i siciliani non ci stanno più, non sono più disposti a tollerare l’abuso sistematico e lo sfruttamento dei territori a vantaggio di multinazionali e del grande capitale e a danno della salute, dell’ambiente e delle economie locali. Come comitato ci sentiamo investiti di una grande responsabilità e non arretreremo di un centimetro, perché sappiamo di avere dalla nostra il supporto e la solidarietà della nostra gente.
Avanti Sicilia, avanti No triv!

mercoledì 21 settembre 2016

Comunicato stampa del 21/09/2016

Apprendiamo che ENI ha presentato, nel corso di un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico, una proposta per la ridefinizione del Protocollo di Gela che prevede la rinuncia alla realizzazione del progetto Offshore ibleo. 
ENI, dunque, annuncia di non avere più interesse a sfruttare i campi Argo e Cassiopea nel Canale di Sicilia e, conseguente, a installare la piattaforma Prezioso K, orientando invece la propria attività verso la realizzazione di pozzi di estrazione sulla terraferma. 
Giustifica tale scelta con il ritardo accumulato nella realizzazione dell’opera, ritardo dovuto ai ricorsi amministrativi che, come noto, sono stati presentati grazie alle mobilitazioni e alle proteste che hanno interessato i territori coinvolti dal progetto e la comunità di Licata in modo particolare. 
La stessa ENI, a commento della nuove scelte, parla dei vantaggi derivanti dallo “spostamento a terra” delle trivellazioni anche in termini di riduzione dell’impatto ambientale, con riferimento al fatto che con la revisione del progetto non si avrebbe più alcuna struttura visibile dalla costa, ma anche minori emissioni e non vi sarebbe più alcuno scarico diretto in mare. 
In altri termini, ENI ammette implicitamente che quanto i cittadini hanno sempre sostenuto con riferimento agli effetti delle trivellazioni fosse vero: impatto visivo, emissioni, scarichi diretti in mare, solo per limitarci a ciò che l'azienda petrolifera afferma espressamente. 
Ciò che sta accadendo, al di là di quelli che saranno i risvolti definitivi di tutta la vicenda, dimostra che attraverso la mobilitazione e la partecipazione attiva della popolazione, può essere ridiscussa e ribaltata ogni decisione. E questo è già per noi motivo di orgoglio e di immensa soddisfazione.
Inutile dire che la battaglia contro la devastazione e il saccheggio dei territori non può dirsi conclusa. Anzi, riteniamo che questo risultato, debba essere da stimolo ad andare avanti e oltre. 
Nulla è ancora certo ed ENI continua, con la sua ingombrante presenza, a tenere in ostaggio i territori, come dimostrano le recenti vicende della raffineria di Gela. 
Noi, come sempre, continueremo a esserci e a resistere.

giovedì 11 febbraio 2016

Comunicato stampa del 11/02/2016


In merito alle reazioni seguite al nostro comunicato, sentiamo l'esigenza di fare qualche precisazione.

Siamo sorpresi dalla prontezza con la quale il sindaco Cambiano si è affrettato a rilasciare dichiarazioni alla stampa per attaccare un Comitato di cittadini, prontezza, veemenza, ardore che, dal giorno del suo insediamento, abbiamo inutilmente sperato avesse nel prendere una posizione precisa, concreta e non ambigua nei confronti di ENI e dei suoi progetti di trivellazione.


Coscienti che il nemico principale fosse (e che, dal nostro punto di vista, continua a essere) la multinazionale ENI e che, pertanto, fosse poco utile per la causa, dare vita a lunghe polemiche sulla stampa, abbiamo rinunciato ad evidenziare pubblicamente il disagio che molti cittadini hanno rappresentato, in vari contesti, nel constatare l’assoluta inerzia del sindaco rispetto a una questione che a tutti i licatesi sta molto a cuore. E ciò perché eravamo convinti che, dinnanzi a un avversario potentissimo, la nostra comunità dovesse presentarsi unita in tutte le sue componenti, oltre ogni logica di appartenenza.

Se abbiamo deciso di cambiare atteggiamento, lo si deve a ciò che i cittadini, mamme, padri, studenti e lavoratori, hanno espresso nel corso dell’assemblea pubblica di sabato scorso: non rispettare gli impegni presi, dire una cosa e farne un’altra, prendere tempo e dare risposte vaghe, sono tutti comportamenti che, nell'ambito dei rapporti personali, denotano immaturità; quando però tali comportamenti sono tenuti da un rappresentante delle istituzioni, la faccenda assume ben altri connotati e sono sintomatici di una volontà politica ben precisa. Il sindaco, per lungo tempo è stato invitato a scegliere da che parte schierarsi: se dalla parte dei cittadini licatesi o da quella della premiata ditta Crocetta-Renzi-ENI. Il non scegliere, ormai è chiaro a tutti, è stata una scelta anch'essa, volta a favorire gli interessi di petrolieri e devastatori.
E' assai curioso notare l'effetto “defibrillatore” del nostro comunicato, che in due giorni è stato in grado di stimolare una reazione del sindaco, reazione che non era mai arrivata nel corso di quasi un anno. Lasciamo ad altri le polemiche ad personam, che certamente non abbiamo sollevato noi e che non sono in alcun modo deducibili dal testo che abbiamo diffuso. Tante sono le imprecisioni (se non mistificazioni) contenute nella risposta che Cambiano si è apprestato a dare, di getto, alla stampa locale. Facciamo un po’ di chiarezza per aiutarlo a fare ordine nella confusione che evidentemente non gli consente di analizzare i fatti con la lucidità che viene richiesta ad un amministratore pubblico.

Ribadendo quanto già contenuto nel nostro comunicato del 28/08/2014, nell’agosto dello stesso anno, sappiamo bene che Cambiano, in qualità di vicesindaco, è stato uno tra i firmatari di una delibera di Giunta senza alcun effetto pratico, nella quale veniva dichiarata l’adesione alle iniziative di Greenpeace. Greenpeace, invero, già da tempo aveva lanciato un appello a tutte le amministrazioni comunali affinché aderissero al ricorso amministrativo contro l’Off-shore ibleo. Un’amministrazione efficiente ed efficace avrebbe dovuto aderire a tale ricorso, introdotto oltre che da Greenpeace, anche dai Comuni limitrofi, dall’ANCI, dalle organizzazioni dei pescatori e da altre associazioni ambientaliste, fin dall'avvio dell’azione legale, cioè dal febbraio 2014. Di fatto, la Giunta di cui faceva parte, si è limitata a una generica dichiarazione di intenti, oltretutto solo dopo ripetute pressioni da parte del Comitato, che si costituì proprio in quei giorni avendo come primo obiettivo quello di spingere l’amministrazione ad attivarsi, e del mondo dell’associazionismo cittadino.

All’assemblea pubblica del 18 agosto 2014, l’Amministrazione comunale non era presente, e certamente non era rappresentata dal sig. Angelo Cambiano, sebbene ne fosse stata auspicata la presenza. Fu proprio in quel contesto che il Comitato ebbe a sottolineare all’allora Presidente del Consiglio Comunale Saverio Platamone e al Consigliere Alesci (loro sì presenti) la necessità di aderire al ricorso al TAR contro la VIA.

Solo a seguito del pronunciamento del Consiglio Comunale con delibera n. 111 del 02-09-2014, si è avuto il primo atto ufficiale da parte dell’Amministrazione che, a quel tempo era in regime di commissariamento: fu il dott. Dario Cartabelotta, sulla base dell’indirizzo del Consiglio Comunale, con la deliberazione in sostituzione della Giunta Municipale n. 98 del 08-09-2014, a dare mandato all’avv. Valentina Stefutti ad agire in ricorso amministrativo contro la VIA.

Successivamente, in occasione della visita della visita della Rainbow Warrior nella nostra città, nel corso del Consiglio Comunale n. 129 del 10-10-2014, aperto ai cittadini e alle associazioni, e i cui dettagli sono facilmente reperibili dalle notizie di stampa, Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia, sottolineava come lo sforzo dei comitati e delle associazioni presenti sui luoghi fosse stato fondamentale nell’attivare le amministrazioni, delle quali si contestava l’iniziale inattività.


Quando il sig. Sindaco Angelo Cambiano, sottolinea che “lo scrivente già nell’agosto 2014, nella qualità di Vice Sindaco in carica, e reggente dell’Amministrazione comunale in assenza del sindaco dimissionario, è stato il primo dei firmatari della deliberazione con la quale la Giunta Municipale ha ufficialmente aderito alle iniziative portate avanti da Greenpeace”, dimentica che i cittadini in forma singola o organizzata, già da tempo, richiamavano l’attenzione dell’Amministrazione Comunale sul progetto Off-Shore Ibleo, pressando per l’attivazione e, a fatica, sono riusciti a ottenere un delibera generica e generale, poi concretizzata solo grazie all'impegno del Consiglio Comunale e dai due Commissari Straordinari, i quali hanno assunto la responsabilità dell’azione amministrativa che, più correttamente, sarebbe stato lecito attendersi da un’Amministrazione ordinaria.

Poi, il silenzio più assordante, fatto di continui incontri saltati, anche dinnanzi a quaranta e più persone in attesa dinnanzi al portone del Palazzo di Città, di appuntamenti mai concessi, di risposte inviate sempre per interposta persona. L’ultimo in ordine di tempo (e forse più indecoroso) tra gli episodi poco edificanti di cui il signor sindaco si è reso protagonista riguarda la vicenda che lo ha visto assente volontario nell’incontro con i sindaci delle altre città costiere interessate dal progetto dell’Off-shore ibleo. Al netto delle modalità con cui è stata convocata la riunione, sul cui merito non vogliamo pronunciarci, alcuni rappresentanti del nostro Comitato erano presenti quando il delegato dal sindaco di Ragusa, il dott. Antonio Zanotto, assessore all’Ambiente di quel Comune, dopo aver atteso invano il Sindaco di Licata per più di due ore, ha deciso di andare via. Semplicemente imbarazzante. Tutto verificabile, chiedere al dott. Antonio Zanotto.

E allora sì che siamo sorpresi dall'attivismo mediatico di questi giorni, da parte del nostro Primo Cittadino. Siamo sorpresi perché per quasi un anno non ha mai fatto un intervento pubblico, ma ha deferito gli incontri, schivato il confronto se non costretto, evitato ogni esposizione mediatica sull'argomento. E siamo sorpresi dal fatto che invochi azioni legali... cosa che anche noi invochiamo da tempo, pensando però che destinatari dovessero essere i trivellatori e non gli antitrivellatori.

Veramente strumentale, poi, ci pare il tentativo di far apparire un nostro legittimo sospetto sulla trasparenza dell’attività amministrativa come un attacco ad personam, volto, secondo il nostro sindaco, a diffamare esponenti della sua Giunta. Il nostro comunicato, che nulla ha di diffamatorio, constata fatti e atti pubblici facilmente verificabili, che non ledono in alcun modo “l’altrui reputazione”. Vorremmo ricordare al sindaco, più che alla “Giunta amministratrice” alcune piccole regole del gioco chiamato "trasparenza amministrativa": in primis, è compito della PA rimuovere ogni circostanza che possa comportare un conflitto, anche potenziale, alla regolare attività degli organi amministrativi; in secondo luogo, ogni atto della PA deve essere motivato e pubblico, documentato in maniera da consentire l'accesso a tutti i cittadini. Le informazioni, che il sig. sindaco ritiene essere sfruttate per attacchi strumentali e personali, contenute nel comunicato, sono pubbliche e di ampia diffusione, giacché tutti i cittadini possono accedere ad internet e verificare, su portali pubblici quali Linkedln e ENI.it, le informazioni nient'affatto riservate sulle posizioni professionali. E non è strumentale se un cittadino, facendo uso della Trasparenza Amministrativa, si chieda come sia possibile che il dirigente ai LL. PP. abbia un rapporto di parentela con uno degli ingegneri legati a quella stessa società il cui progetto dovrebbe essere vagliato e, possibilmente, messo in discussione.

Al di là della pretestuosità e dei giri di parole, il sig. sindaco non ha ancora risposto a una semplice ed elementare domanda che, sappiamo, quasi sicuramente la stampa locale ometterà di citare: sapeva o non sapeva del “potenziale” conflitto d’interessi del capo dell’Ufficio Tecnico Comunale? Sì o no? Se la risposta è no, la questione prenderà la strada delle eventuali conseguenze disciplinari previste dalla normativa in vigore e sulle quali dovranno pronunciarsi le Autorità a ciò preposte. Se è sì, il signor sindaco avrà un grosso, grosso problema di cui dovrà rendere conto a tutta la cittadinanza.

Inoltre, per sua stessa ammissione, il sindaco ha precisato di aver avviato un'iterlocuzione con ENI. Come mai non ha ritenuto opportuno concordare una linea da rappresentare a nome di tutta la città? Di quali iniziative si è reso promotore? Esiste una trattativa? Come mai non ha sentito l'esigenza di rappresentare in Consiglio Comunale il contenuto di questa interlocuzione?

Infine, comunichiamo che a breve sarà convocata un'ulteriore assemblea pubblica nel corso della quale saranno discussi i chiarimenti che il sig. sindaco vorrà fornire e dove saranno concordate nuove azioni da intraprendere per cercare di portare a compimento l'unica cosa che ci interessa: il blocco delle trivelle.

domenica 7 febbraio 2016

Comunicato stampa del 07/02/2016

Ieri, 6 febbraio 2016, si è svolta un’animata assemblea pubblica del comitato popolare contro le trivelle, che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini.
È emersa l’indicazione di prendere una posizione pubblica sull'inerzia dell’amministrazione comunale, anche a seguito della scoperta di nuovi e gravi fatti. A differenza di qualche assessore che, almeno privatamente, ha offerto sostegno alla battaglia contro le trivellazioni, il sindaco di Licata non ha mai aperto bocca pubblicamente sulla questione. Dopo averlo più volte sollecitato, facendogli notare che un intervento era urgente e doveroso nell'interesse della comunità da lui amministrata, il comitato popolare contro le trivellazioni è costretto a chiedere al sindaco una posizione ufficiale.
Nel corso dell’incontro avuto con il primo cittadino nel mese di agosto, è stata evidenziata la necessità di informare adeguatamente la cittadinanza su tutti i progetti di estrazione e ricerca di gas e petrolio che interessano il territorio di Licata; è stato chiesto di presentare le osservazioni in opposizione a ciascuno di essi, anche sulla base della volontà espressa dal consiglio comunale e coerentemente con gli atti (ricorso, appello, ecc.) adottati durante la gestione commissariale dell’Ente. Inoltre è stata rappresentata l’importanza di dare un segnale simbolico, ma concreto, attraverso l’adozione di un’ordinanza sindacale al fine di interdire ogni opera legata ai progetti di trivellazione a mare. 
Nell'occasione, il sindaco ha individuato nell'ing. Vincenzo Ortega, dirigente del Dipartimento Urbanistica e LL.PP. del Comune di Licata, il referente per questo genere di questioni. Da allora, e per più di cinque mesi, solo silenzi e rinvii. Non si sono registrate osservazioni tecniche avverse ai progetti di Eni da parte del Comune di Licata. Soltanto a seguito della manifestazione del 9 gennaio, indetta dal Comitato, è stato possibile ottenere un altro incontro dove è stata accolta la proposta di indire una riunione a Licata tra i sindaci delle aree interessate dai progetti di trivellazione. Tuttavia, il giorno fissato (dallo stesso sindaco) per l’incontro, si è registrata proprio la sua assenza. 
Nonostante il verificarsi di una situazione di questo tipo, e di fronte alla totale mancanza di
interesse e di garbo istituzionale, si è rinunciato, per l’ennesima volta, a stigmatizzare il comportamento del sindaco per non dare spazio a polemiche e trovare insieme una soluzione allo spiacevolissimo episodio. Tuttavia, ad oggi, continua il silenzio.
Frattanto, si apprende che vi è da tempo un conflitto di interesse, quantomeno potenziale, sul quale i cittadini licatesi presenti all'assemblea di ieri hanno chiesto al comitato di intervenire pubblicamente. Si evince dalle informazioni (pubbliche) del suo profilo Linkedln che Angelo Ortega, figlio del dirigente Ortega, ha partecipato ad uno stage di tre mesi in Eni su “recupero degli idrocarburi nel sottosuolo” a cui è seguita, nel mese di dicembre 2015 l’assunzione come “Resevoir engineer” presso la stessa azienda. 
Al di là delle disposizioni normative che prescrivono l’astensione del dipendente pubblico, a fronte di qualsiasi posizione che possa, anche in astratto, pregiudicare il principio di imparzialità dell’azione amministrativa e l’obbligo del dipendente di segnalare il conflitto, anche solo potenziale, il sindaco, quando ha individuato come interlocutore il dirigente Ortega, era al corrente di questa situazione?

A questo punto rinvii e silenzi non sono più tollerabili. E’ necessario risolvere subito le questioni evidenziate, al di là degli aspetti morali ad esse sottese, perché occorre produrre atti amministrativi, elaborati tecnici ed azioni legali per contrastare gli ulteriori provvedimenti governativi che rendono sempre più imminente l’avvio delle trivellazioni che devasterebbero irrimediabilmente il nostro mare.

venerdì 5 febbraio 2016

Convocazione assemblea pubblica 6 febbraio 2016


Comunicato stampa del 05/02/2016 

E' indetta per domani, sabato 6 febbraio, alle ore 18.45, presso l'oratorio della parrocchia di Sette Spade, corso F. Re Capriata 66, un'assemblea urgente del Comitato Popolare contro le trivelle di Licata, per discutere della posizione e delle iniziative da assumere, alla luce di nuovi e gravi fatti che saranno comunicati nel corso dell'incontro.

Si invitano tutti i cittadini a partecipare e a dare massima diffusione all'evento.

martedì 22 dicembre 2015

Appello manfestazione contro le trivelle e per la dignità - Licata, 9 gennaio 2016

Un anno e mezzo fa la nostra comunità ha preso consapevolezza del tentativo di aggressione nei confronti della sua ricchezza più grande, il mare, portato avanti dalla multinazionale ENI, con la complicità dei politici regionali e nazionali.
Il progetto off-shore ibleo, infatti, attraverso la realizzazione delle piattaforme di trivellazione per l'estrazione di gas e la ricerca di petrolio, rappresenta una minaccia di enormi proporzioni per l'impatto che rischia di avere sull'economia, sull'ambiente e sulla salute dei cittadini della nostra città e di tutta la Sicilia centro-meridionale.

I primi a essersi resi conto del pericolo sono stati i pescatori e gli operatori del turismo archeologico che hanno aderito fin da subito al percorso di mobilitazione avviato dal Comitato No Trivelle di Licata. Man mano il livello di sensibilità sul tema è cresciuto e la percezione del pericolo imminente si è diffusa sempre di più nei vari strati della popolazione.
Il no alle trivelle è caratterizzato da uno slancio di proposta improntata da un'idea di sviluppo alternativa che punta, in primo luogo, alla risoluzione delle gravi problematiche economiche e ambientali che attualmente affliggono il nostro territorio.

Per limitarci agli ultimi vent'anni, in un quadro economico generale che si è andato via via aggravando, i governi nazionali Berlusconi-Monti-Renzi e regionali Cuffaro-Lombardo-Crocetta hanno agito in perfetta continuità, interessati solo a piazzare le loro emanazioni nei posti di governo locale e favorendo i soliti noti. NESSUNO ha mosso un dito per risollevare l'economia dell'area e il ritorno all'emigrazione di massa dei nostri giovani e dei padri di famiglia verso il nord Italia e verso l'estero ne è la prova più evidente.

Se, da un lato, ci hanno presentato ricette a base di tasse e tagli, che hanno prodotto un impoverimento sempre maggiore del tessuto economico, dall'altro non hanno messo in campo alcun piano di rilancio che puntasse alla valorizzazione delle risorse naturali del nostro territorio, nessun investimento su agricoltura, pesca, turismo, trasporti, servizi sanitari e sociali, protezione idraulica e idrogeologica del territorio, risanamento delle aree inquinate.
Le uniche iniziative per cui ricordiamo e ricorderemo tristemente questi politicanti sono la privatizzazione dei servizi con la creazione e il mantenimento dei carrozzoni come Dedalo Ambiente e Girgenti Acque, utili solo a mantenere posti e sottoposti per amici e parenti, e la devastazione dei nostri territori con i cumuli di rifiuti pericolosi che continuano ad accumularsi nelle strade e nelle campagne, con l'inquinamento della foce del fiume Salso e, come ultimo regalo, la realizzazione delle piattaforme di estrazione di gas e petrolio.

Le questioni sul tappeto sono tante e complesse e, analizzandole, capiamo che ciò che sta succedendo a noi, altro non è che una tessera di un mosaico globale, nel quale i territori subiscono i danni provocati dascelte scellerate di multinazionali e governi compiacenti. Un esempio? E' un fatto noto che gli agricoltori di Licata abbiano subito danni enormi dagli ultimi eventi meteorologici e che siano sul piede di guerra per ottenere un contributo utile alla ricostruzione del loro tessuto produttivo. Continuando a estrarre e utilizzare gas e petrolio, la temperatura del pianeta è destinata ad aumentare e con essa la frequenza dei fenomeni meteorologici estremi con conseguenze che tutti possiamo immaginare per l'agricoltura.

Altrettanto rilevante è la questione che vede la Sicilia come territorio da depredare e saccheggiare a uso e consumo delle imprese del nord e internazionali (significativo è il caso dei rapporti tra i leghisti e Impregilo sul Ponte di Messina), che qui lasciano distruzione sotto forma di inquinamento e discariche di rifiuti tossici ma che portano altrove i loro guadagni. Ciò che è successo e continua a succedere a Gela deve essere un insegnamento che non dobbiamo dimenticare: bambini malformati, tumori e inquinamento diffuso per avere in cambio cosa? Posti di lavoro che nel tempo si sono bruciati, posti di lavoro che, senza la devastazione provocata dalla raffineria, si sarebbero potuti creare attraverso politiche di sviluppo vero e duraturo. 

In tutto questo, il governo Crocetta ha abbassato le tasse sulle estrazioni e ha sostenuto il progetto off shore ibleo che rischia di distruggere per sempre il nostro mare e la nostra vocazione economica fatta anzitutto di turismo, agricoltura e pesca.

Il governo Renzi, da parte sua, prima ordina a Crocetta di non votare la proposta di referendum contro le trivelle e, infine, quando il referendum è ormai alle porte, decide, con un colpo di mano, di introdurre delle norme che potrebbero impedire la consultazione popolare. A farne le spese, naturalmente, come al solito, sarà il popolo a cui verrà impedito di pronunciarsi.

Per gridare ad alta voce che non accetteremo più politiche criminali di devastazione e che siamo convinti e determinati ad andare fino in fondo, chiamiamo a raccolta tutti la cittadinanza che vive sulla propria pelle i danni di queste politiche scellerate.

Rivendichiamo con forza il diritto a un futuro di salute e benessere per i nostri figli!

Rivendichiamo con forza il diritto a NON essere più considerati cittadini di serie B!


UN NO ALLE TRIVELLAZIONI, DIECI SI' A:
 
1. Acqua pubblica, acqua per tutti. Basta con Girgenti Acque, basta con le ruberie, basta con l'acqua con il contagocce e inquinata: senza acqua non c'è turismo, non c'è agricoltura, senza acqua non c'è vita!

2. Investimenti sulle infrastrutture di comunicazione, ferrovie e strade. Le poche arterie stradali che collegano Licata al resto della Sicilia versano in condizioni disastrose e producono morti, non sviluppo. Le tre stazioni ferroviarie che ricadono nel territorio comunale sono in completo stato di abbandono, non passano più treni e la linea a un solo binario è totalmente inadeguata per le esigenze di mobilità moderne.

3. Rilancio della pesca e delle attività correlate. La marineria di Licata continua a essere terreno di caccia per i politicanti di tutti gli schieramenti politici, ma i pescatori hanno bisogno di ben altro: mare pulito, una struttura portuale efficiente, un sistema di commercializzazione adeguato.

4. Rilancio della sanità pubblica: devono essere garantiti e potenziati i servizi assistenziali di base. Pretendiamo che l’ospedale sia un presidio per la salute di tutti i cittadini di Licata e del comprensorio e non un inutile avamposto della politica che da anni occupa e distrugge la sanità pubblica a vantaggio di quella privata.

5. Tutela dell'agricoltura. Gli agricoltori licatesi sono ostaggio di un sistema in cui lo Stato da un lato, la criminalità e il malaffare dall'altro, stanno distruggendo la capacità produttiva. Deve essere promossa la commercializzazione delle eccellenze locali, gli agricoltori devono essere tutelati nel loro lavoro e nella loro sicurezza.

6. Valorizzazione del patrimonio archeologico. Il museo è chiuso, le uniche campagne di indagine vengono effettuate grazie alla determinazione di giovani volontari; ci sono tantissime ricchezze da valorizzare e altrettante da scoprire: evidentemente a Palermo e ad Agrigento ritengono che il mare e la terra di Licata servano solo per andare per pescare voti.

7. Ampliamento delle installazioni di impianti solari fotovoltaici; il grado di irraggiamento che si registra nel nostro territorio è il più alto d’Europa. Per quale motivo non viene sfruttato? I tetti degli uffici pubblici DEVONO essere coperti di pannelli, i riscaldamenti delle scuole devono essere alimentati con il solare termico.

8. Bonifica amianto. Ci sono enormi porzioni di territorio contaminate dalla presenza di amianto polverizzato. Su moltissimi edifici sono presenti cisterne e coperture in amianto: senza provvedimenti che aiutino i cittadini a smaltire a costi sostenibili l'amianto, questo problema non verrà mai risolto, a tutto danno della salute pubblica.

9. Messa in sicurezza del fiume e sua effettiva fruizione. Il fiume Salso ha formato il nostro territorio ed è uno dei motivi che ha portato antiche popolazioni a stabilirsi nella nostra terra. Occorrono interventi seri che consentano di utilizzare il fiume come ricchezza e impedire che sia fonte di pericolo incombente durante il periodo delle piogge.

10. Un depuratore comunale efficiente. E' insostenibile che un intero rione sia ostaggio delle esalazioni del depuratore di Fondachello, ed è insostenibile che la foce del fiume sia inquinata per via del suo malfunzionamento. La tutela dell'ambiente e della salute richiede interventi immediati e definitivi.

sabato 7 novembre 2015

Convocazione assemblea pubblica - presentazione dell'Atlante Italiano sui Conflitti Ambientali

Per discutere delle prospettive della lotta e per rilanciare il movimento popolare contro le trivelle è stata convocata l'assemblea pubblica del movimento no triv di Licata.

Dopo l'approvazione del referendum contro le trivelle, ottenuta grazie alla mobilitazione dei movimenti territoriali di tutta Italia e nonostante la posizione contraria di Crocetta e dell'Assemblea Regionale Siciliana, occorre fare il punto della situazione in merito alla specifica battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia e definire le prossime azioni da intraprendere.

L'assemblea vedrà la partecipazione del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali (http://cdca.it/) , nell'ambito della tappa nella nostra città del tour siciliano dell'Atlante Italiano sui Conflitti Ambientali (http://ejolt.cdca.it/).
Sarà presente Salvatore Altiero, giornalista, collaboratore de "Il Fatto Quotidiano" dell'associazione ASUD.

L’Atlante italiano dei confitti ambientali è una piattaforma web di consultazione gratuita, costruita assieme a dipartimenti universitari, ricercatori, giornalisti, attivisti e comitati territoriali, che raccoglie le schede descrittive delle più emblematiche vertenze ambientali italiane. Dal Vajont a Casal Monferrato, da Taranto a Brescia, dalla Terra dei Fuochi alla Val di Susa, dalle zone di sfruttamento petrolifero alle centrali a carbone, dai poli industriali all’agroindustria, dalle megainfrastrutture alle discariche, un atlante delle emergenze ambientali italiane e delle esperienze di cittadinanza attiva in difesa del territorio e del diritto alla salute.

L’archivio è in continua espansione e le schede contenute nell’Atlante sono realizzate da ricercatori universitari, giornalisti esperti di tematiche ambientali ed attivisti, a stretto contatto con le realtà territoriali attive sui singoli casi. Contengono inoltre una nutrita bibliografia utile ad approfondire ogni aspetto tematico o specifico del singolo conflitto.

sabato 29 agosto 2015

Comunicato stampa del 29/08/2015 - Campagna d'agosto 2015

Il Comitato No Trivelle, nel corso di quest’estate, ha proseguito la sua attività di opposizione contro i progetti di trivellazione nel mare antistante la costa di Licata, mettendo in campo diverse iniziative. In particolare, sono stati esposti, in vari luoghi simbolo della città, striscioni con la scritta NO TRIVELLE: il comitato ha voluto in tal modo dare una rappresentazione anche visiva, secondo le modalità che gli sono proprie, al fatto che l’attenzione sul punto rimane alta e che la comunità licatese non accetta né accetterà compromessi.


Tali azioni rilanciano pubblicamente la stagione di lotta che porterà, nelle prossime settimane, alla convocazione di un’assemblea pubblica autorganizzata nel corso della quale saranno individuate, insieme a tutta la cittadinanza, le forme e le azioni da portare avanti per bloccare le trivelle.

Per riuscire a ottenere tale obiettivo, il Comitato continua a mantenere costanti e stretti rapporti con il coordinamento nazionale NO TRIV e con tutte le associazioni e i comitati territoriali di lotta della Sicilia che si battono per riaffermare i veri bisogni dei territori e contro la devastazione ambientale.


Rocca di San Nicola

Faro

Mollarella

martedì 23 dicembre 2014

Comunicato stampa del 23/12/2014 - resoconto mobilitazione regionale

La giornata di venerdì 19 dicembre ha visto, per la prima volta, tutti i comitati NO TRIVELLE della Sicilia coinvolti in molteplici iniziative nel quadro di una mobilitazione generale e unitaria. 
Mentre a Palermo si dava corso alla manifestazione dei sindaci con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e di delegazioni dei movimenti NO TRIV, NO MUOS e per l’acqua pubblica, provenienti da tutta l'Isola, nelle città della Sicilia meridionale si sono svolti presidi e occupazioni delle aule consiliari. Nei comuni di Scicli, Niscemi, Caltagirone e Licata gli attivisti hanno esposto striscioni dai palazzi municipali per testimoniare l'unità di azione e il legame di solidarietà tra i territori.

La mobilitazione del 19 rappresenta l'atto di avvio di un percorso che mira a coinvolgere tutte le  realtà di lotta della Sicilia al fine di rappresentare ciò che le popolazioni esigono con sempre maggiore forza: il rifiuto delle politiche di falso sviluppo basate sullo sfruttamento delle fonti  fossili, della logica di speculazione e di devastazione ambientale e di ogni tipo di scelta imposta dall'alto.
Licata e la Sicilia devono pretendere le bonifiche dei siti inquinati, la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale e un piano energetico basato sulle energie rinnovabili.

In questo contesto, il Comitato di Licata, in prima fila e protagonista all'interno del movimento regionale, ha partecipato direttamente alle iniziative di mobilitazione, sia Palermo che a Licata, organizzando un presidio e un'occupazione simbolica.

Solleva, invece, non poche perplessità la “non-posizione” del nuovo commissario straordinario del Comune di Licata, dott.ssa Brandara, finora completamente assente dal dibattito sulla questione trivelle. E ancora più preoccupante è stata la mancata partecipazione alla manifestazione di Palermo, dove i sindaci siciliani si sono dati appuntamento per ribadire la posizione di contrarietà rispetto alle scelte dei governi nazionale e regionale in materia di estrazione di idrocarburi.
Ci auguriamo che quanto accaduto possa essere ascrivibile al novero delle condotte negligenti determinate da eccezionali cause di forza maggiore, poiché sarebbe alquanto spiacevole il dover constatare un'inversione di tendenza rispetto agli impegni assunti dal Consiglio Comunale e dall'Amministrazione nel corso della gestione commissariale del dott. Cartabellotta.

giovedì 18 dicembre 2014

Comunicato stampa del 18/12/2014 - Presidio al Palazzo di città

Domani, venerdì 19 dicembre, alle ore 15.30, si terrà un presidio presso il Palazzo di Città in piazza Progresso a Licata, per manifestare il dissenso nei confronti dei progetti di trivellazione già autorizzati e in corso di autorizzazione da parte dei governi nazionale e regionale, nell’ambito della mobilitazione regionale promossa dalla Rete Siciliana NO TRIV.
L’iniziativa si terrà in contemporanea alla manifestazione convocata a Palermo al palazzo della Presidenza della Regione, alla quale parteciperanno i sindaci siciliani, le associazioni ambientaliste, e a cui hanno dato l'adesione tutti i comitati NO TRIV della Sicilia, compreso il nostro che sarà presente con una propria delegazione.
Alla stessa ora e con le stesse modalità si terranno presìdi presso tutti i palazzi municipali delle città coinvolte, per sostenere l'iniziativa di Palermo e mostrare pubblicamente che i territori siciliani sono compatti e schierati contro  l'ennesimo e inaccettabile sopruso che si vorrebbe perpetrare nei confronti dell'ambiente e delle economie locali.

Il lavoro di raccordo portato avanti dal nostro Comitato in questi mesi ha contribuito a favorire la costituzione della rete regionale di tutti i comitati e le associazioni che si battono contro i progetti di sviluppo fossile. All'interno della rete sono rappresentati moltissime città sia della costa meridionale che di quella ionica della Sicilia, da Sciacca a Ragusa, da Portopalo di Capo Passero a  Catania.
L'importanza di agire di concerto con tutti gli altri territori coinvolti è del tutto evidente, ed è fondamentale soprattutto per noi licatesi che subiremmo, da subito e più degli altri, gli effetti nefasti della presenza delle trivelle e delle opere a esse correlate.

Si invita pertanto la cittadinanza a partecipare.

martedì 16 dicembre 2014

Comunicato stampadella rete regionale NO TRIV - mobilitazione del 19/12/2014


Giornata di mobilitazione contro le trivelle il 19 dicembre in tutta la Sicilia

I comitati e le associazioni della Rete Regionale No Triv hanno organizzato una serie di iniziative che si svolgeranno in contemporanea a Palermo e nelle città dell'Isola che sarebbero maggiormente colpite dalle conseguenze delle attività di trivellazione (tra le quali Licata, Scicli, Noto, Siracusa). A Palermo la Rete No Triv parteciperà con delegazioni provenienti da tutta l’Isola al presidio organizzato dall'ANCI Sicilia davanti a Palazzo d'Orleans, a partire dalle 15.30.

I Siciliani sono in fermento, le popolazioni locali hanno dato vita a numerosi comitati spontanei e altre realtà organizzate stanno nascendo in tutta l'Isola contro le politiche legate alle energie fossili.

Comitati e associazioni, collegati attraverso la Rete Regionale No Triv, stanno
portando avanti, insieme e fino in fondo, la battaglia contro le attività di ricerca e coltivazione, on-shore e off-shore, di idrocarburi liquidi e gassosi, nonché contro le nocività causate dalle industrie di raffinazione.

Le istanze dei territori, in opposizione alle politiche fossili e di falso sviluppo dei governi di Rosario Crocetta, Matteo Renzi e dei loro predecessori, sono ferme e non negoziabili: blocco immediato del progetto “Off-shore Ibleo”, avvio del risanamento sei territori devastati dalle raffinerie, impugnazione, presso la Corte Costituzionale, dell'articolo 38 della legge ex-decreto Sblocca Italia entro il 10 gennaio 2015.

lunedì 1 dicembre 2014

Comunicato stampa del 02/12/2014 - Presidio presso l'Assemblea Regionale



Una delegazione del Comitato di Licata parteciperà, oggi alle ore 16, al presidio presso Palazzo dei Normanni a Palermo, in concomitanza dell'intervento con il quale il presidente Crocetta riferirà all'Assemblea Regionale Siciliana in merito alle “attività di trivellazione nel territorio regionale”.
Lo scopo dell'iniziativa, della quale il Comitato di Licata è uno dei promotori, e a cui saranno presenti i rappresentanti dei comitati contro le trivellazioni, le raffinerie e il MUOS di tutta la Sicilia, è quello di evidenziare come il fronte contrario agli scempi ambientali sia sempre più ampio e organizzato, e di ribadire che le popolazioni dei  territori interessati non intendono fare alcun passo indietro e che, anzi, sono sempre più determinate a opporsi alle politiche di devastazione e sfruttamento portate avanti dai petrolieri e dai loro complici istituzionali.

martedì 18 novembre 2014

Comunicato stampa del 18/11/2014


L'assemblea di sabato ha rilanciato con forza il movimento contro le trivelle. La partecipazione convinta, attiva e propositiva, delle varie componenti sociali della città ha consentito di definire una strategia comune per le iniziative che verranno intraprese da qui a breve.

La limitata quantità degli idrocarburi estraibili, una ricaduta occupazionale addirittura negativa per i danni arrecati a pesca e turismo, e i rischi, non valutati dalla VIA, connessi a potenziali incidenti rilevanti, hanno costituito il punto di partenza per una discussione che ha toccato molti temi, tra i quali la mancanza di una reale strategia, non solo energetica, per lo sviluppo del territorio.

Tra i vari interventi, la rappresentanza del Comitato di Gela ha evidenziato come l'accordo sullo stabilimento, sottoscritto il 6 novembre al MISE tra ENI e sindacati, sia stato male accolto da molti lavoratori della raffineria e da buona parte della popolazione. L'investimento promesso, infatti, è sostanzialmente legato alle trivellazioni (per il 75%) e tale circostanza non fornisce sufficienti garanzie occupazionali. Inoltre non sono previsti i necessari investimenti per le attività di bonifica e risanamento.

Ulteriori interventi hanno posto l'attenzione sulla rilevanza del patrimonio archeologico sommerso e sul fatto che un aumento della quantità di ritrovamenti, possibile anche con la collaborazione della marineria, potrebbe rendere evidente all'opinione pubblica mondiale quale scempio si stia per perpetrare nei confronti di un mare che contiene tracce storiche di valore inestimabile.

La comunità dei pescatori ha rimarcato come le trivelle rappresentino una minaccia potenzialmente devastante per la sopravvivenza del comparto. Già la sola realizzazione del gasdotto, infatti, impedirebbe il passaggio delle imbarcazioni. La progressiva scomparsa dei banchi di Posidonia nel tratto tra Licata e Gela e le morie di pesci verificatesi, costituiscono uno degli effetti delle nocività prodotte dalle modalità con cui ENI ha gestito i processi industriali di estrazione e raffinazione.

La convergenza tra i diversi territori, tra i lavoratori dei vari comparti, tra ambientalisti e singoli cittadini preoccupati dall'impatto sociale ed economico delle trivellazioni, ha costituito, per l'assemblea, un punto fermo e irrinunciabile, così da ritenere indispensabile continuare nel percorso di aggregazione intrapreso. Da questo punto di vista risulta essenziale l'interconnessione con le altre lotte territoriali, a partire da quella No MUOS, ma anche NO TAV, contro le raffinerie inquinanti, e con tutta la rete di realtà di lotta che possano consentire una condivisione della rivendicazione locale a livello nazionale.

Sono state, infine, approvate una serie di proposte operative sulle prossime attività. In particolare, sarà avviata una campagna per la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto degli operatori della ristorazione e del turismo. A tal fine si è convenuto di contattare singolarmente tutte le realtà che operano in città per condividere obiettivi e iniziative. Si è inoltre concordata l’elaborazione di una piattaforma per il rilancio del territorio, nella convinzione che debba essere colta l'occasione della mobilitazione contro le trivelle per esprimere, tutti insieme e dal basso, i reali bisogni dalla comunità, basati su un’idea alternativa di sviluppo. In ultimo, è stata deliberata l’adesione all’iniziativa di mobilitazione regionale in via di definizione.

Con l'occasione, e a rischio di apparire inutilmente ridondanti, si ribadisce che il Comitato No Trivelle di Licata è apartitico e distante da qualsivoglia logica elettoralistica. Per partecipare occorre un impegno individuale e, pertanto, in nessun caso potrà essere accettata l’adesione di partiti o liste elettorali.

giovedì 13 novembre 2014

Comunicato stampa del 13/11/2014



Sabato 15 novembre alle ore 10, a Licata, presso il mercato ittico di Marianello, avrà luogo la seconda assemblea popolare contro i progetti di trivellazione nel Canale di Sicilia finalizzati all’estrazione di gas e petrolio.

Ricordiamo ancora una volta che i progetti interessano direttamente il territorio di Licata, in quanto le trivelle e le infrastrutture correlate verrebbero posizionate nel mare antistante la nostra costa.

Riteniamo, pertanto, che tutta la comunità debba essere coinvolta nella battaglia, al fine di impedire danni devastanti alle attività della pesca e del turismo e per ribadire il diritto a uno sviluppo reale e sostenibile.

Invitiamo i pescatori, gli studenti, le associazioni e tutti i cittadini a partecipare all’iniziativa per discutere del problema e organizzare le prossime azioni di lotta.

venerdì 7 novembre 2014

Comunicato stampa del 07/11/2014

Sabato 8 novembre si terrà a Licata un incontro tra i comitati siciliani contro le trivellazioni per discutere dello stato della lotta e per programmare iniziative e azioni coordinate tra tutti i territori coinvolti. All'incontro hanno già dato la loro adesione, oltre, naturalmente, al Comitato di Licata, i comitati di Scicli, Palma di Montechiaro, Sciacca, Catania e del Belice, i No MUOS di Niscemi e il comitato "Bonifichiamoci - No ENI" di Gela.

In merito alla manifestazione del Movimento 5 Stelle di domenica prossima, si coglie l'occasione per esprimere la propria soddisfazione nel constatare che, a seguito del lavoro svolto dal Comitato in questi mesi, anche le forze politiche della nostra città stiano rappresentando la propria contrarietà ai progetti di trivellazione.

Il Comitato No Triv di Licata (che, si precisa, non è in alcun modo coinvolto nell'organizzazione della manifestazione di partito di giorno 9) auspica che, molto più utilmente, i politici tutti si adoperino per attuare un'opposizione concreta, radicale e intransigente nelle opportune sedi istituzionali.

mercoledì 29 ottobre 2014

ENI, c'è posta per te

Cara Eni,
al ricatto dei posticini di lavoro che gentilmente ci elargisci, nel nostro solo interesse, noi non crediamo più.

Perché, sia chiaro, i 400 posti di lavoro, cara ENI, tu ce li togli, non ce li dai.

Ora sappiamo tante cose di te, ENI. Gli anni 60 sono finiti da un pezzo e durante il tempo trascorso abbiamo imparato che i miraggi possono essere molto pericolosi. I miraggi ingannano la vista, le illusioni distorcono la percezione del mondo e inducono a leggere la realtà in maniera falsa e non per quella che è. Le promesse di un futuro radioso sono il giogo a cui hai legato le popolazioni e i territori che hai colonizzato, lasciando sul terreno, riversi, padri, madri e figli.
La prospettiva menzognera che continui a propinare a noi come nel delta del Niger è sempre la stessa. Anzi lì hai dato il meglio di te, lo sai bene.


E se ci sbagliassimo, se le tue azioni fossero motivate solo da un sincero e disinteressato amore per la nostra terra, e non dalla mera volontà di perseguire un profitto, se avessi tanto a cuore la politica energentica nazionale e, in ultima analisi, il futuro nostro e quello dei nostri figli, sappiamo bene cosa potresti fare per noi: i nostri tetti sono a tua disposizione, coprili di pannelli fotovoltaici e di solare termico, ammoderna le reti di distribuzione elettriche rendendole adatte alla produzione diffusa, bonifica e riqualifica i territori che hai devastato. 
E poi, con garbo e gentilezza, ti chiediamo, cortesemente, di sparire per sempre.

lunedì 27 ottobre 2014

Comunicato stampa del 26/10/2014

Si è svolto, nella giornata di ieri, presso la sede di A testa alta, il primo di una serie di incontri tra il Comitato e le realtà associative di Licata.

Alla riunione hanno preso parte i rappresentanti dell'Associazione Archeologica Finziade, della Lega Navale Italiana, del Centro Italiano Femminile, dell'Associazione Archeologica Licatese, del Comitato No Triv di Palma, esponenti della marineria di Licata e singoli cittadini, oltre a diversi soci di Federconsumatori e di A testa alta, associazioni, queste ultime, già aderenti al Comitato No Triv di Licata.

Nel corso della discussione è emersa la generale volontà di avviare una campagna congiunta e capillare di sensibilizzazione della popolazione sui rischi derivanti dalla realizzazione del progetto Offshore Ibleo e di tutte le attività di ricerca, prospezione e coltivazione, finalizzate allo sfruttamento delle fonti fossili nel Canale di Sicilia.

I presenti hanno manifestato la necessità di una ferma opposizione alle trivellazioni, sia per gli effetti nefasti che queste avrebbero sull'economia locale, sia per le modalità attraverso le quali la politica nazionale e regionale ha imposto le proprie scelte, mortificando le prospettive di sviluppo del territorio.

Alla controffensiva mediatica dei petrolieri che, con promesse illusorie di futuri nuovi posti di lavoro, tentano come al solito di comprare l'assenso dell'opinione pubblica, si è deciso di rispondere con iniziative di forte impatto con il coinvolgimento generalizzato dei cittadini e dei movimenti territoriali di tutta la costa meridionale della Sicilia.

E' stato quindi concordato di fissare la prossima assemblea popolare per la mattina di sabato 15 novembre alle ore 10, presso il nuovo mercato ittico della banchina di Marianello.

In vista di tale appuntamento, il Comitato continuerà l'attività di informazione già avviata, organizzando incontri di approfondimento con le associazioni e le organizzazioni del territorio.

mercoledì 22 ottobre 2014

Politici, sindacati e affaristi: come fare i conti senza l'oste

Ancora una volta politici e sindacati padronali uniti contro le popolazioni, vogliono affossare le legittime aspettative di autoderminazione dei territori.

Nel loro disegno, l'ENI non è controparte, ma socio d'affari: dietro il solito gioco delle parti si cela l'accordo per la svendita del territorio attraverso il ricatto occupazionale. Le dichiarazioni del segretario nazionale dell’UGL Chimici, Luigi Ulgiati, al termine del tavolo di ieri al Ministero dell Sviluppo Economico sul futuro della raffineria di Gela, sono assai significative.

“I punti principali su cui lavorare riguarderanno la salvaguardia dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto, la riqualificazione dell’area industriale di Gela e del territorio, il sostegno ambientale, la verifica dell’orientamento del piano Eni alla Green Refinery, e l’accelerazione dei processi autorizzativi sulle attivita’ di upstream e downstream”
Al di là delle chiacchiere, la promessa del mantenimento dei livelli occupazionali consentirà a ENI di continuare a dettare legge e a stabilire gli indirizzi e le (false) prospettive di sviluppo per i territori.

Ma stavolta non possono e non devono passarla liscia. 
Il livello di mobilitazione sta crescendo in tutta la Sicilia, e queste "accelerazioni", che seguono le "compassionevoli" prese di posizione di ENI (leggi qui), danno il senso di una preoccupazione sempre maggiore, da parte della di politicanti e affaristi, nei confronti di un movimento che è in prepotente fase di sviluppo.


Fonte: http://www.siciliainformazioni.com/130930/eni-roma-garanzie-crocetta-sicilia-salvi-i-posti