mercoledì 21 settembre 2016

Comunicato stampa del 21/09/2016

Apprendiamo che ENI ha presentato, nel corso di un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico, una proposta per la ridefinizione del Protocollo di Gela che prevede la rinuncia alla realizzazione del progetto Offshore ibleo. 
ENI, dunque, annuncia di non avere più interesse a sfruttare i campi Argo e Cassiopea nel Canale di Sicilia e, conseguente, a installare la piattaforma Prezioso K, orientando invece la propria attività verso la realizzazione di pozzi di estrazione sulla terraferma. 
Giustifica tale scelta con il ritardo accumulato nella realizzazione dell’opera, ritardo dovuto ai ricorsi amministrativi che, come noto, sono stati presentati grazie alle mobilitazioni e alle proteste che hanno interessato i territori coinvolti dal progetto e la comunità di Licata in modo particolare. 
La stessa ENI, a commento della nuove scelte, parla dei vantaggi derivanti dallo “spostamento a terra” delle trivellazioni anche in termini di riduzione dell’impatto ambientale, con riferimento al fatto che con la revisione del progetto non si avrebbe più alcuna struttura visibile dalla costa, ma anche minori emissioni e non vi sarebbe più alcuno scarico diretto in mare. 
In altri termini, ENI ammette implicitamente che quanto i cittadini hanno sempre sostenuto con riferimento agli effetti delle trivellazioni fosse vero: impatto visivo, emissioni, scarichi diretti in mare, solo per limitarci a ciò che l'azienda petrolifera afferma espressamente. 
Ciò che sta accadendo, al di là di quelli che saranno i risvolti definitivi di tutta la vicenda, dimostra che attraverso la mobilitazione e la partecipazione attiva della popolazione, può essere ridiscussa e ribaltata ogni decisione. E questo è già per noi motivo di orgoglio e di immensa soddisfazione.
Inutile dire che la battaglia contro la devastazione e il saccheggio dei territori non può dirsi conclusa. Anzi, riteniamo che questo risultato, debba essere da stimolo ad andare avanti e oltre. 
Nulla è ancora certo ed ENI continua, con la sua ingombrante presenza, a tenere in ostaggio i territori, come dimostrano le recenti vicende della raffineria di Gela. 
Noi, come sempre, continueremo a esserci e a resistere.

giovedì 11 febbraio 2016

Comunicato stampa del 11/02/2016


In merito alle reazioni seguite al nostro comunicato, sentiamo l'esigenza di fare qualche precisazione.

Siamo sorpresi dalla prontezza con la quale il sindaco Cambiano si è affrettato a rilasciare dichiarazioni alla stampa per attaccare un Comitato di cittadini, prontezza, veemenza, ardore che, dal giorno del suo insediamento, abbiamo inutilmente sperato avesse nel prendere una posizione precisa, concreta e non ambigua nei confronti di ENI e dei suoi progetti di trivellazione.


Coscienti che il nemico principale fosse (e che, dal nostro punto di vista, continua a essere) la multinazionale ENI e che, pertanto, fosse poco utile per la causa, dare vita a lunghe polemiche sulla stampa, abbiamo rinunciato ad evidenziare pubblicamente il disagio che molti cittadini hanno rappresentato, in vari contesti, nel constatare l’assoluta inerzia del sindaco rispetto a una questione che a tutti i licatesi sta molto a cuore. E ciò perché eravamo convinti che, dinnanzi a un avversario potentissimo, la nostra comunità dovesse presentarsi unita in tutte le sue componenti, oltre ogni logica di appartenenza.

Se abbiamo deciso di cambiare atteggiamento, lo si deve a ciò che i cittadini, mamme, padri, studenti e lavoratori, hanno espresso nel corso dell’assemblea pubblica di sabato scorso: non rispettare gli impegni presi, dire una cosa e farne un’altra, prendere tempo e dare risposte vaghe, sono tutti comportamenti che, nell'ambito dei rapporti personali, denotano immaturità; quando però tali comportamenti sono tenuti da un rappresentante delle istituzioni, la faccenda assume ben altri connotati e sono sintomatici di una volontà politica ben precisa. Il sindaco, per lungo tempo è stato invitato a scegliere da che parte schierarsi: se dalla parte dei cittadini licatesi o da quella della premiata ditta Crocetta-Renzi-ENI. Il non scegliere, ormai è chiaro a tutti, è stata una scelta anch'essa, volta a favorire gli interessi di petrolieri e devastatori.
E' assai curioso notare l'effetto “defibrillatore” del nostro comunicato, che in due giorni è stato in grado di stimolare una reazione del sindaco, reazione che non era mai arrivata nel corso di quasi un anno. Lasciamo ad altri le polemiche ad personam, che certamente non abbiamo sollevato noi e che non sono in alcun modo deducibili dal testo che abbiamo diffuso. Tante sono le imprecisioni (se non mistificazioni) contenute nella risposta che Cambiano si è apprestato a dare, di getto, alla stampa locale. Facciamo un po’ di chiarezza per aiutarlo a fare ordine nella confusione che evidentemente non gli consente di analizzare i fatti con la lucidità che viene richiesta ad un amministratore pubblico.

Ribadendo quanto già contenuto nel nostro comunicato del 28/08/2014, nell’agosto dello stesso anno, sappiamo bene che Cambiano, in qualità di vicesindaco, è stato uno tra i firmatari di una delibera di Giunta senza alcun effetto pratico, nella quale veniva dichiarata l’adesione alle iniziative di Greenpeace. Greenpeace, invero, già da tempo aveva lanciato un appello a tutte le amministrazioni comunali affinché aderissero al ricorso amministrativo contro l’Off-shore ibleo. Un’amministrazione efficiente ed efficace avrebbe dovuto aderire a tale ricorso, introdotto oltre che da Greenpeace, anche dai Comuni limitrofi, dall’ANCI, dalle organizzazioni dei pescatori e da altre associazioni ambientaliste, fin dall'avvio dell’azione legale, cioè dal febbraio 2014. Di fatto, la Giunta di cui faceva parte, si è limitata a una generica dichiarazione di intenti, oltretutto solo dopo ripetute pressioni da parte del Comitato, che si costituì proprio in quei giorni avendo come primo obiettivo quello di spingere l’amministrazione ad attivarsi, e del mondo dell’associazionismo cittadino.

All’assemblea pubblica del 18 agosto 2014, l’Amministrazione comunale non era presente, e certamente non era rappresentata dal sig. Angelo Cambiano, sebbene ne fosse stata auspicata la presenza. Fu proprio in quel contesto che il Comitato ebbe a sottolineare all’allora Presidente del Consiglio Comunale Saverio Platamone e al Consigliere Alesci (loro sì presenti) la necessità di aderire al ricorso al TAR contro la VIA.

Solo a seguito del pronunciamento del Consiglio Comunale con delibera n. 111 del 02-09-2014, si è avuto il primo atto ufficiale da parte dell’Amministrazione che, a quel tempo era in regime di commissariamento: fu il dott. Dario Cartabelotta, sulla base dell’indirizzo del Consiglio Comunale, con la deliberazione in sostituzione della Giunta Municipale n. 98 del 08-09-2014, a dare mandato all’avv. Valentina Stefutti ad agire in ricorso amministrativo contro la VIA.

Successivamente, in occasione della visita della visita della Rainbow Warrior nella nostra città, nel corso del Consiglio Comunale n. 129 del 10-10-2014, aperto ai cittadini e alle associazioni, e i cui dettagli sono facilmente reperibili dalle notizie di stampa, Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia, sottolineava come lo sforzo dei comitati e delle associazioni presenti sui luoghi fosse stato fondamentale nell’attivare le amministrazioni, delle quali si contestava l’iniziale inattività.


Quando il sig. Sindaco Angelo Cambiano, sottolinea che “lo scrivente già nell’agosto 2014, nella qualità di Vice Sindaco in carica, e reggente dell’Amministrazione comunale in assenza del sindaco dimissionario, è stato il primo dei firmatari della deliberazione con la quale la Giunta Municipale ha ufficialmente aderito alle iniziative portate avanti da Greenpeace”, dimentica che i cittadini in forma singola o organizzata, già da tempo, richiamavano l’attenzione dell’Amministrazione Comunale sul progetto Off-Shore Ibleo, pressando per l’attivazione e, a fatica, sono riusciti a ottenere un delibera generica e generale, poi concretizzata solo grazie all'impegno del Consiglio Comunale e dai due Commissari Straordinari, i quali hanno assunto la responsabilità dell’azione amministrativa che, più correttamente, sarebbe stato lecito attendersi da un’Amministrazione ordinaria.

Poi, il silenzio più assordante, fatto di continui incontri saltati, anche dinnanzi a quaranta e più persone in attesa dinnanzi al portone del Palazzo di Città, di appuntamenti mai concessi, di risposte inviate sempre per interposta persona. L’ultimo in ordine di tempo (e forse più indecoroso) tra gli episodi poco edificanti di cui il signor sindaco si è reso protagonista riguarda la vicenda che lo ha visto assente volontario nell’incontro con i sindaci delle altre città costiere interessate dal progetto dell’Off-shore ibleo. Al netto delle modalità con cui è stata convocata la riunione, sul cui merito non vogliamo pronunciarci, alcuni rappresentanti del nostro Comitato erano presenti quando il delegato dal sindaco di Ragusa, il dott. Antonio Zanotto, assessore all’Ambiente di quel Comune, dopo aver atteso invano il Sindaco di Licata per più di due ore, ha deciso di andare via. Semplicemente imbarazzante. Tutto verificabile, chiedere al dott. Antonio Zanotto.

E allora sì che siamo sorpresi dall'attivismo mediatico di questi giorni, da parte del nostro Primo Cittadino. Siamo sorpresi perché per quasi un anno non ha mai fatto un intervento pubblico, ma ha deferito gli incontri, schivato il confronto se non costretto, evitato ogni esposizione mediatica sull'argomento. E siamo sorpresi dal fatto che invochi azioni legali... cosa che anche noi invochiamo da tempo, pensando però che destinatari dovessero essere i trivellatori e non gli antitrivellatori.

Veramente strumentale, poi, ci pare il tentativo di far apparire un nostro legittimo sospetto sulla trasparenza dell’attività amministrativa come un attacco ad personam, volto, secondo il nostro sindaco, a diffamare esponenti della sua Giunta. Il nostro comunicato, che nulla ha di diffamatorio, constata fatti e atti pubblici facilmente verificabili, che non ledono in alcun modo “l’altrui reputazione”. Vorremmo ricordare al sindaco, più che alla “Giunta amministratrice” alcune piccole regole del gioco chiamato "trasparenza amministrativa": in primis, è compito della PA rimuovere ogni circostanza che possa comportare un conflitto, anche potenziale, alla regolare attività degli organi amministrativi; in secondo luogo, ogni atto della PA deve essere motivato e pubblico, documentato in maniera da consentire l'accesso a tutti i cittadini. Le informazioni, che il sig. sindaco ritiene essere sfruttate per attacchi strumentali e personali, contenute nel comunicato, sono pubbliche e di ampia diffusione, giacché tutti i cittadini possono accedere ad internet e verificare, su portali pubblici quali Linkedln e ENI.it, le informazioni nient'affatto riservate sulle posizioni professionali. E non è strumentale se un cittadino, facendo uso della Trasparenza Amministrativa, si chieda come sia possibile che il dirigente ai LL. PP. abbia un rapporto di parentela con uno degli ingegneri legati a quella stessa società il cui progetto dovrebbe essere vagliato e, possibilmente, messo in discussione.

Al di là della pretestuosità e dei giri di parole, il sig. sindaco non ha ancora risposto a una semplice ed elementare domanda che, sappiamo, quasi sicuramente la stampa locale ometterà di citare: sapeva o non sapeva del “potenziale” conflitto d’interessi del capo dell’Ufficio Tecnico Comunale? Sì o no? Se la risposta è no, la questione prenderà la strada delle eventuali conseguenze disciplinari previste dalla normativa in vigore e sulle quali dovranno pronunciarsi le Autorità a ciò preposte. Se è sì, il signor sindaco avrà un grosso, grosso problema di cui dovrà rendere conto a tutta la cittadinanza.

Inoltre, per sua stessa ammissione, il sindaco ha precisato di aver avviato un'iterlocuzione con ENI. Come mai non ha ritenuto opportuno concordare una linea da rappresentare a nome di tutta la città? Di quali iniziative si è reso promotore? Esiste una trattativa? Come mai non ha sentito l'esigenza di rappresentare in Consiglio Comunale il contenuto di questa interlocuzione?

Infine, comunichiamo che a breve sarà convocata un'ulteriore assemblea pubblica nel corso della quale saranno discussi i chiarimenti che il sig. sindaco vorrà fornire e dove saranno concordate nuove azioni da intraprendere per cercare di portare a compimento l'unica cosa che ci interessa: il blocco delle trivelle.

domenica 7 febbraio 2016

Comunicato stampa del 07/02/2016

Ieri, 6 febbraio 2016, si è svolta un’animata assemblea pubblica del comitato popolare contro le trivelle, che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini.
È emersa l’indicazione di prendere una posizione pubblica sull'inerzia dell’amministrazione comunale, anche a seguito della scoperta di nuovi e gravi fatti. A differenza di qualche assessore che, almeno privatamente, ha offerto sostegno alla battaglia contro le trivellazioni, il sindaco di Licata non ha mai aperto bocca pubblicamente sulla questione. Dopo averlo più volte sollecitato, facendogli notare che un intervento era urgente e doveroso nell'interesse della comunità da lui amministrata, il comitato popolare contro le trivellazioni è costretto a chiedere al sindaco una posizione ufficiale.
Nel corso dell’incontro avuto con il primo cittadino nel mese di agosto, è stata evidenziata la necessità di informare adeguatamente la cittadinanza su tutti i progetti di estrazione e ricerca di gas e petrolio che interessano il territorio di Licata; è stato chiesto di presentare le osservazioni in opposizione a ciascuno di essi, anche sulla base della volontà espressa dal consiglio comunale e coerentemente con gli atti (ricorso, appello, ecc.) adottati durante la gestione commissariale dell’Ente. Inoltre è stata rappresentata l’importanza di dare un segnale simbolico, ma concreto, attraverso l’adozione di un’ordinanza sindacale al fine di interdire ogni opera legata ai progetti di trivellazione a mare. 
Nell'occasione, il sindaco ha individuato nell'ing. Vincenzo Ortega, dirigente del Dipartimento Urbanistica e LL.PP. del Comune di Licata, il referente per questo genere di questioni. Da allora, e per più di cinque mesi, solo silenzi e rinvii. Non si sono registrate osservazioni tecniche avverse ai progetti di Eni da parte del Comune di Licata. Soltanto a seguito della manifestazione del 9 gennaio, indetta dal Comitato, è stato possibile ottenere un altro incontro dove è stata accolta la proposta di indire una riunione a Licata tra i sindaci delle aree interessate dai progetti di trivellazione. Tuttavia, il giorno fissato (dallo stesso sindaco) per l’incontro, si è registrata proprio la sua assenza. 
Nonostante il verificarsi di una situazione di questo tipo, e di fronte alla totale mancanza di
interesse e di garbo istituzionale, si è rinunciato, per l’ennesima volta, a stigmatizzare il comportamento del sindaco per non dare spazio a polemiche e trovare insieme una soluzione allo spiacevolissimo episodio. Tuttavia, ad oggi, continua il silenzio.
Frattanto, si apprende che vi è da tempo un conflitto di interesse, quantomeno potenziale, sul quale i cittadini licatesi presenti all'assemblea di ieri hanno chiesto al comitato di intervenire pubblicamente. Si evince dalle informazioni (pubbliche) del suo profilo Linkedln che Angelo Ortega, figlio del dirigente Ortega, ha partecipato ad uno stage di tre mesi in Eni su “recupero degli idrocarburi nel sottosuolo” a cui è seguita, nel mese di dicembre 2015 l’assunzione come “Resevoir engineer” presso la stessa azienda. 
Al di là delle disposizioni normative che prescrivono l’astensione del dipendente pubblico, a fronte di qualsiasi posizione che possa, anche in astratto, pregiudicare il principio di imparzialità dell’azione amministrativa e l’obbligo del dipendente di segnalare il conflitto, anche solo potenziale, il sindaco, quando ha individuato come interlocutore il dirigente Ortega, era al corrente di questa situazione?

A questo punto rinvii e silenzi non sono più tollerabili. E’ necessario risolvere subito le questioni evidenziate, al di là degli aspetti morali ad esse sottese, perché occorre produrre atti amministrativi, elaborati tecnici ed azioni legali per contrastare gli ulteriori provvedimenti governativi che rendono sempre più imminente l’avvio delle trivellazioni che devasterebbero irrimediabilmente il nostro mare.

venerdì 5 febbraio 2016

Convocazione assemblea pubblica 6 febbraio 2016


Comunicato stampa del 05/02/2016 

E' indetta per domani, sabato 6 febbraio, alle ore 18.45, presso l'oratorio della parrocchia di Sette Spade, corso F. Re Capriata 66, un'assemblea urgente del Comitato Popolare contro le trivelle di Licata, per discutere della posizione e delle iniziative da assumere, alla luce di nuovi e gravi fatti che saranno comunicati nel corso dell'incontro.

Si invitano tutti i cittadini a partecipare e a dare massima diffusione all'evento.

martedì 22 dicembre 2015

Appello manfestazione contro le trivelle e per la dignità - Licata, 9 gennaio 2016

Un anno e mezzo fa la nostra comunità ha preso consapevolezza del tentativo di aggressione nei confronti della sua ricchezza più grande, il mare, portato avanti dalla multinazionale ENI, con la complicità dei politici regionali e nazionali.
Il progetto off-shore ibleo, infatti, attraverso la realizzazione delle piattaforme di trivellazione per l'estrazione di gas e la ricerca di petrolio, rappresenta una minaccia di enormi proporzioni per l'impatto che rischia di avere sull'economia, sull'ambiente e sulla salute dei cittadini della nostra città e di tutta la Sicilia centro-meridionale.

I primi a essersi resi conto del pericolo sono stati i pescatori e gli operatori del turismo archeologico che hanno aderito fin da subito al percorso di mobilitazione avviato dal Comitato No Trivelle di Licata. Man mano il livello di sensibilità sul tema è cresciuto e la percezione del pericolo imminente si è diffusa sempre di più nei vari strati della popolazione.
Il no alle trivelle è caratterizzato da uno slancio di proposta improntata da un'idea di sviluppo alternativa che punta, in primo luogo, alla risoluzione delle gravi problematiche economiche e ambientali che attualmente affliggono il nostro territorio.

Per limitarci agli ultimi vent'anni, in un quadro economico generale che si è andato via via aggravando, i governi nazionali Berlusconi-Monti-Renzi e regionali Cuffaro-Lombardo-Crocetta hanno agito in perfetta continuità, interessati solo a piazzare le loro emanazioni nei posti di governo locale e favorendo i soliti noti. NESSUNO ha mosso un dito per risollevare l'economia dell'area e il ritorno all'emigrazione di massa dei nostri giovani e dei padri di famiglia verso il nord Italia e verso l'estero ne è la prova più evidente.

Se, da un lato, ci hanno presentato ricette a base di tasse e tagli, che hanno prodotto un impoverimento sempre maggiore del tessuto economico, dall'altro non hanno messo in campo alcun piano di rilancio che puntasse alla valorizzazione delle risorse naturali del nostro territorio, nessun investimento su agricoltura, pesca, turismo, trasporti, servizi sanitari e sociali, protezione idraulica e idrogeologica del territorio, risanamento delle aree inquinate.
Le uniche iniziative per cui ricordiamo e ricorderemo tristemente questi politicanti sono la privatizzazione dei servizi con la creazione e il mantenimento dei carrozzoni come Dedalo Ambiente e Girgenti Acque, utili solo a mantenere posti e sottoposti per amici e parenti, e la devastazione dei nostri territori con i cumuli di rifiuti pericolosi che continuano ad accumularsi nelle strade e nelle campagne, con l'inquinamento della foce del fiume Salso e, come ultimo regalo, la realizzazione delle piattaforme di estrazione di gas e petrolio.

Le questioni sul tappeto sono tante e complesse e, analizzandole, capiamo che ciò che sta succedendo a noi, altro non è che una tessera di un mosaico globale, nel quale i territori subiscono i danni provocati dascelte scellerate di multinazionali e governi compiacenti. Un esempio? E' un fatto noto che gli agricoltori di Licata abbiano subito danni enormi dagli ultimi eventi meteorologici e che siano sul piede di guerra per ottenere un contributo utile alla ricostruzione del loro tessuto produttivo. Continuando a estrarre e utilizzare gas e petrolio, la temperatura del pianeta è destinata ad aumentare e con essa la frequenza dei fenomeni meteorologici estremi con conseguenze che tutti possiamo immaginare per l'agricoltura.

Altrettanto rilevante è la questione che vede la Sicilia come territorio da depredare e saccheggiare a uso e consumo delle imprese del nord e internazionali (significativo è il caso dei rapporti tra i leghisti e Impregilo sul Ponte di Messina), che qui lasciano distruzione sotto forma di inquinamento e discariche di rifiuti tossici ma che portano altrove i loro guadagni. Ciò che è successo e continua a succedere a Gela deve essere un insegnamento che non dobbiamo dimenticare: bambini malformati, tumori e inquinamento diffuso per avere in cambio cosa? Posti di lavoro che nel tempo si sono bruciati, posti di lavoro che, senza la devastazione provocata dalla raffineria, si sarebbero potuti creare attraverso politiche di sviluppo vero e duraturo. 

In tutto questo, il governo Crocetta ha abbassato le tasse sulle estrazioni e ha sostenuto il progetto off shore ibleo che rischia di distruggere per sempre il nostro mare e la nostra vocazione economica fatta anzitutto di turismo, agricoltura e pesca.

Il governo Renzi, da parte sua, prima ordina a Crocetta di non votare la proposta di referendum contro le trivelle e, infine, quando il referendum è ormai alle porte, decide, con un colpo di mano, di introdurre delle norme che potrebbero impedire la consultazione popolare. A farne le spese, naturalmente, come al solito, sarà il popolo a cui verrà impedito di pronunciarsi.

Per gridare ad alta voce che non accetteremo più politiche criminali di devastazione e che siamo convinti e determinati ad andare fino in fondo, chiamiamo a raccolta tutti la cittadinanza che vive sulla propria pelle i danni di queste politiche scellerate.

Rivendichiamo con forza il diritto a un futuro di salute e benessere per i nostri figli!

Rivendichiamo con forza il diritto a NON essere più considerati cittadini di serie B!


UN NO ALLE TRIVELLAZIONI, DIECI SI' A:
 
1. Acqua pubblica, acqua per tutti. Basta con Girgenti Acque, basta con le ruberie, basta con l'acqua con il contagocce e inquinata: senza acqua non c'è turismo, non c'è agricoltura, senza acqua non c'è vita!

2. Investimenti sulle infrastrutture di comunicazione, ferrovie e strade. Le poche arterie stradali che collegano Licata al resto della Sicilia versano in condizioni disastrose e producono morti, non sviluppo. Le tre stazioni ferroviarie che ricadono nel territorio comunale sono in completo stato di abbandono, non passano più treni e la linea a un solo binario è totalmente inadeguata per le esigenze di mobilità moderne.

3. Rilancio della pesca e delle attività correlate. La marineria di Licata continua a essere terreno di caccia per i politicanti di tutti gli schieramenti politici, ma i pescatori hanno bisogno di ben altro: mare pulito, una struttura portuale efficiente, un sistema di commercializzazione adeguato.

4. Rilancio della sanità pubblica: devono essere garantiti e potenziati i servizi assistenziali di base. Pretendiamo che l’ospedale sia un presidio per la salute di tutti i cittadini di Licata e del comprensorio e non un inutile avamposto della politica che da anni occupa e distrugge la sanità pubblica a vantaggio di quella privata.

5. Tutela dell'agricoltura. Gli agricoltori licatesi sono ostaggio di un sistema in cui lo Stato da un lato, la criminalità e il malaffare dall'altro, stanno distruggendo la capacità produttiva. Deve essere promossa la commercializzazione delle eccellenze locali, gli agricoltori devono essere tutelati nel loro lavoro e nella loro sicurezza.

6. Valorizzazione del patrimonio archeologico. Il museo è chiuso, le uniche campagne di indagine vengono effettuate grazie alla determinazione di giovani volontari; ci sono tantissime ricchezze da valorizzare e altrettante da scoprire: evidentemente a Palermo e ad Agrigento ritengono che il mare e la terra di Licata servano solo per andare per pescare voti.

7. Ampliamento delle installazioni di impianti solari fotovoltaici; il grado di irraggiamento che si registra nel nostro territorio è il più alto d’Europa. Per quale motivo non viene sfruttato? I tetti degli uffici pubblici DEVONO essere coperti di pannelli, i riscaldamenti delle scuole devono essere alimentati con il solare termico.

8. Bonifica amianto. Ci sono enormi porzioni di territorio contaminate dalla presenza di amianto polverizzato. Su moltissimi edifici sono presenti cisterne e coperture in amianto: senza provvedimenti che aiutino i cittadini a smaltire a costi sostenibili l'amianto, questo problema non verrà mai risolto, a tutto danno della salute pubblica.

9. Messa in sicurezza del fiume e sua effettiva fruizione. Il fiume Salso ha formato il nostro territorio ed è uno dei motivi che ha portato antiche popolazioni a stabilirsi nella nostra terra. Occorrono interventi seri che consentano di utilizzare il fiume come ricchezza e impedire che sia fonte di pericolo incombente durante il periodo delle piogge.

10. Un depuratore comunale efficiente. E' insostenibile che un intero rione sia ostaggio delle esalazioni del depuratore di Fondachello, ed è insostenibile che la foce del fiume sia inquinata per via del suo malfunzionamento. La tutela dell'ambiente e della salute richiede interventi immediati e definitivi.

sabato 7 novembre 2015

Convocazione assemblea pubblica - presentazione dell'Atlante Italiano sui Conflitti Ambientali

Per discutere delle prospettive della lotta e per rilanciare il movimento popolare contro le trivelle è stata convocata l'assemblea pubblica del movimento no triv di Licata.

Dopo l'approvazione del referendum contro le trivelle, ottenuta grazie alla mobilitazione dei movimenti territoriali di tutta Italia e nonostante la posizione contraria di Crocetta e dell'Assemblea Regionale Siciliana, occorre fare il punto della situazione in merito alla specifica battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia e definire le prossime azioni da intraprendere.

L'assemblea vedrà la partecipazione del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali (http://cdca.it/) , nell'ambito della tappa nella nostra città del tour siciliano dell'Atlante Italiano sui Conflitti Ambientali (http://ejolt.cdca.it/).
Sarà presente Salvatore Altiero, giornalista, collaboratore de "Il Fatto Quotidiano" dell'associazione ASUD.

L’Atlante italiano dei confitti ambientali è una piattaforma web di consultazione gratuita, costruita assieme a dipartimenti universitari, ricercatori, giornalisti, attivisti e comitati territoriali, che raccoglie le schede descrittive delle più emblematiche vertenze ambientali italiane. Dal Vajont a Casal Monferrato, da Taranto a Brescia, dalla Terra dei Fuochi alla Val di Susa, dalle zone di sfruttamento petrolifero alle centrali a carbone, dai poli industriali all’agroindustria, dalle megainfrastrutture alle discariche, un atlante delle emergenze ambientali italiane e delle esperienze di cittadinanza attiva in difesa del territorio e del diritto alla salute.

L’archivio è in continua espansione e le schede contenute nell’Atlante sono realizzate da ricercatori universitari, giornalisti esperti di tematiche ambientali ed attivisti, a stretto contatto con le realtà territoriali attive sui singoli casi. Contengono inoltre una nutrita bibliografia utile ad approfondire ogni aspetto tematico o specifico del singolo conflitto.

sabato 29 agosto 2015

Comunicato stampa del 29/08/2015 - Campagna d'agosto 2015

Il Comitato No Trivelle, nel corso di quest’estate, ha proseguito la sua attività di opposizione contro i progetti di trivellazione nel mare antistante la costa di Licata, mettendo in campo diverse iniziative. In particolare, sono stati esposti, in vari luoghi simbolo della città, striscioni con la scritta NO TRIVELLE: il comitato ha voluto in tal modo dare una rappresentazione anche visiva, secondo le modalità che gli sono proprie, al fatto che l’attenzione sul punto rimane alta e che la comunità licatese non accetta né accetterà compromessi.


Tali azioni rilanciano pubblicamente la stagione di lotta che porterà, nelle prossime settimane, alla convocazione di un’assemblea pubblica autorganizzata nel corso della quale saranno individuate, insieme a tutta la cittadinanza, le forme e le azioni da portare avanti per bloccare le trivelle.

Per riuscire a ottenere tale obiettivo, il Comitato continua a mantenere costanti e stretti rapporti con il coordinamento nazionale NO TRIV e con tutte le associazioni e i comitati territoriali di lotta della Sicilia che si battono per riaffermare i veri bisogni dei territori e contro la devastazione ambientale.


Rocca di San Nicola

Faro

Mollarella